Confronti funzionali e disfunzionali

Confronti funzionali e disfunzionali

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Molte ricerche si sono concentrate non solo sull’influenza Sociale in s, ma anche sul ruolo che la comparazione gioca nel determinare i vari comportamenti. Tra le tipologie di processi di confronto, vi sono certamente quelli Upward e Downward. Le due tipologie di confronti possono risultare funzionali o disfunzionali in base alla situazione e al modo in cui essa viene contestualizzata da chi effettua il paragone.

I primi si riferiscono a processi che prevedono un confronto che procede dall’alto verso il basso: la valutazione del s effettuata attraverso il confronto con persone che ricoprono ruoli/posizioni pi favorevoli; questa tipologia di confronto può suscitare ammirazione nei riguardi di queste persone, ma può determinare anche un senso di scoraggiamento e di inferiorità. 

I processi che vanno dal basso verso l’alto, invece, implicano una valutazione del s effettuata attraverso il confronto con persone che ricoprono ruoli/posizioni meno favorevoli; da questi possono scaturire emozioni positive (“c’è chi sta peggio di me”). 

Le due tipologie di confronti possono risultare funzionali o disfunzionali in base alla situazione e al modo in cui essa viene contestualizzata da chi effettua il paragone. 

In presenza di persone che sembrano possedere maggiore prestigio e che percepiamo come “migliori di noi”, possiamo sperimentare sensazioni negative attraverso le quali si crea o si rinforza una fortezza composta prevalentemente da insicurezze. La percezione che prenderà il sopravvento sarà quella del non sentirsi all’altezza di una determinata situazione, in cui potremmo essere turbati dalla presenza di persone idealizzate come più abili, più capaci, più efficienti. D’altro canto, il confronto con persone percepite come maggiormente cariche di qualità positive potrebbe determinare una presa di coscienza dei propri limiti da parte di chi le osserva, spronando a fare di meglio e ad arricchire il proprio bagaglio di esperienza in base al modello offerto da queste figure. 

Viceversa, in presenza di persone percepite come “peggiori di noi”, possiamo sperimentare sensazioni positive: la sensazione prevalente che invade la nostra mente è quella del sollievo, ci sentiamo più leggeri vedendo che siamo più capaci e più forti di altri. Questa sensazione di leggerezza potrebbe però determinare un non-cambiamento da parte di chi la sperimenta: confrontandoci con chi viene percepito inferiore, è difficile prendere in considerazione l’idea di effettuare uno shift verso qualcos’altro. 

In questo senso, può risultare utile la descrizione di un concetto conosciuto come Autoefficacia (Bandura, 1997) che si riferisce alle credenze delle persone riguardanti la propria efficacia nel gestire gli eventi influenzano le scelte, le aspirazioni, i livelli di sforzo, di perseveranza, la resilienza, la vulnerabilità allo stress ed in generale la qualità della prestazione. Indagare le convinzioni di autoefficacia personale relativamente ad un dato comportamento può permettere di predire la nostra condotta in quello specifico dominio comportamentale.

Le convinzioni di efficacia esercitano la propria funzione in modo diverso a seconda della tipologia d'azione analizzata: 

·       relativamente alla realizzazione di prestazioni elevate, emergono come elementi mediatori le convinzioni associate alla propria efficacia autoregolatoria, ossia la capacità della persona di orchestrare in maniera efficace le singole sottoabilità impiegate. Essa consente agli individui di ottenere prestazioni elevate utilizzando proattivamente le singole abilità, anche all'interno di un ambiente che non facilita il raggiungimento del proprio scopo;

·       per quanto riguarda le convinzioni di efficacia sulla gestione delle emozioni e delle relazioni interpersonali, vi è una relazione tra efficacia emotiva (relativa alla regolazione dell'affettività negativa e all'espressione dell'affettività positiva) ed efficacia interpersonale (convinzioni relative alla gestione delle relazioni con profitto e soddisfazione);

·       il senso di autoefficacia agisce anche sulla determinazione e sulla scelta degli obiettivi personali. In questo senso l'importanza primaria di credenze di efficacia incentrate sulla controllabilità dell'ambiente entro cui la scelta è operata risulta fondamentale nella scelta dei propri obiettivi. Con una scarsa controllabilità percepita, si riducono le aspirazioni, e gli obiettivi che esse ispirano.

 

Ogni mezzo di influenza, sia esso sociale, cognitivo o affettivo, a seconda della sua natura, può operare attraverso uno o più di questi canali di informazione e costruzione dell'efficacia.

Bandura propone una metodologia di misura dell'autoefficacia legata ad un livello intermedio di specificità nei confronti dell'azione, proponendo la focalizzazione degli item su una categoria di prestazioni all'interno dello stesso ambito di attività.

Festinger, cui abbiamo accennato ieri con la teoria del confronto sociale, sostiene che le persone si paragoneranno ad altri che abbiano opinioni e abilità simili alle proprie, perché è difficile fare confronti affidabili quando le differenze tra sé e gli altri sono troppo grandi. Per usare l'esempio di Festinger, chi ha appena imparato a giocare a scacchi non può fare un confronto tra sé e un grande maestro, ugualmente uno studente non deve paragonare le proprie abilità intellettuali con quelle di un neonato.