I rischi psicosociali

I rischi psicosociali

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La concezione del lavoro e la sua collocazione all’interno della quotidianità di una persona e delle sue abitudini risentono del pensiero sociale sul lavoro, che ha subìto una trasformazione radicale dal passato ad oggi.

Il lavoro è stato per secoli ritenuto un’attività ignobile, da affibbiare a schiavi e prigionieri, mentre i rappresentanti delle classi sociali più elevate si occupavano delle attività di coordinamento e supervisione. 

In alcune culture, come in quella spagnola e francese, la stessa etimologia dei termini “trabajo” e “travail” nasce dal termine latino “tripalium”, con cui veniva indicato uno strumento di tortura destinato agli schiavi che non producevano a sufficienza.

 

Le trasformazioni osservate negli ultimi secoli hanno visto evolvere il concetto di lavoro: esso non rappresenta più solo un’attività necessaria per sussistere, ma permette l’indipendenza economica ed è considerato un mezzo di affermazione nel sociale, che assegna uno status e che contrassegna il vero passaggio all’età adulta.

 

Questi cambiamenti hanno comportato una variazione anche per quello che concerne il peso dell’identità lavorativa sull’identità personale.

Le aziende e le imprese, a causa della sempre crescente competizione sul mercato, tendono a richiedere ai loro dipendenti aumenti di produttività e ritmi di lavoro sempre più serrati. Le persone, dal canto loro, tendono a identificarsi sempre più con la propria attività lavorativa, concentrando in essa tutte le energie psichiche e fisiche fino a rischiare di “bruciarsi”. 

In azienda, uno dei compiti di chi si occupa di gestione delle Risorse Umane è quello di motivare e prevenire il senso di frustrazione e favorire la promozione del benessere organizzativo. Molte patologie psichiche (stress, panico, ansia, ecc.) possono essere originate da un contesto lavorativo malato, generando malessere negli individui e interferendo negativamente con le loro possibilità di creare relazioni interpersonali sane. 

 

Una definizione del National Institute for Occupational Safety and Health suggerisce che lo stress dovuto al lavoro possa essere definito come un insieme di reazioni fisiche ed emotive dannose che si manifesta quando le richieste poste dalla mansione non sono commisurate con le capacità, le risorse o le esigenze del lavoratore.

 

I rischi psicosociali derivano da inadeguate modalità di progettazione, organizzazione e gestione del lavoro e da un contesto lavorativo socialmente mediocre e possono avere conseguenze psicologiche, fisiche e sociali negative, come stress, esaurimento o depressione connessi al lavoro. 

 

Quali sono le condizioni di lavoro che comportano l’irrompere di rischi psicosociali?

 

-      carichi di lavoro eccessivi

-      richieste contrastanti e mancanza di chiarezza sui ruoli

-      scarso coinvolgimento nei processi decisionali che riguardano i lavoratori e mancanza di influenza sul modo in cui il lavoro viene svolto

-      gestione inadeguata dei cambiamenti organizzativi

-      precarietà del lavoro

-      comunicazione inefficace, mancanza di sostegno da parte dei colleghi o dei superiori

-      molestie psicologiche e sessuali, violenza da parte di terzi.

 

La presenza di periodi nella vita in cui è necessario riservare maggiore spazio all’attività lavorativa non deve far pensare all’insorgenza di una sindrome, così come il semplice piacere nell’esercizio del proprio lavoro o l’ambizione al successo non sono da considerare, se presenti da soli, sintomi patologici. Quello che consente di parlare di dipendenza lavorativa è l’esclusività del lavoro, oltre che nella vita reale, soprattutto in quella mentale di una persona.

 

Fonte: http://www.benessere.com/psicologia/arg00/dipendenza_lavoro.htm