LA POPOLAZIONE LAVORATIVA E LE SUE DIVERSE GENERAZIONI

LA POPOLAZIONE LAVORATIVA E LE SUE DIVERSE GENERAZIONI

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Nel mondo si sta registrando un progressivo invecchiamento della popolazione. Questo fatto comporta che il numero di individui in età lavorativa stia subendo con il passare degli anni una significativa diminuzione, con un impatto sul sistema previdenziale, sanitario ed economico. 

L’invecchiamento della popolazione lavorativa porta le organizzazioni ad avere tra i propri collaboratori, persone con età ed esperienze diverse. Attualmente, nel nostro tempo, sono stati individuati cinque gruppi generazionali: 

  • tradizionalisti (1900 – 1945): sono contraddistinti dall’etica del lavoro e da un alto senso del dovere; altamente fedeli al proprio datore di lavoro, sono una generazione che si caratterizza per un alto rispetto dell'autorità e delle regole. Sono propensi a una comunicazione scritta formale; 

  • Baby Boomers (1946 – 1964): si caratterizzano per essere dei gran lavoratori, ambiziosi, idealisti, competitivi e fedeli. Credono molto nell’etica del lavoro e preferiscono comunicare in modo meno formale (rispetto ai tradizionalisti) tramite contatto telefonico o con un incontro face-to-face; 

  • la Generazione X (1965 – 1979): si presentano come dei lavoratori indipendenti, nei quali uno dei principali punti di forza è l’organizzazione del lavoro; si caratterizzano anche per uno spirito competitivo e la scelta del lavoro sulla base delle possibilità di avanzamento di carriera che questo può offrire; la loro comunicazione avviene prevalentemente attraverso e-mail; 

  • la Generazione Y o Millennials (1980 – 1996): uno dei tratti distintivi di questa generazione di lavoratori è l’individualismo; essendo nati durante il boom tecnologico, il loro modo di lavorare si basa sull’utilizzo delle nuove tecnologie: comunicano in modo rapido (per esempio tramite chat) e uno dei loro punti di forza è l’abilità del multi-tasking; 

  • Generazione Z (1997 – oggi): sono la classe più giovane tra i lavoratori; sono pienamente legati alle nuove tecnologie (ancor di più rispetto ai Millennials); se il contesto lavorativo è poco stimolante, questi lavoratori tendono ad annoiarsi facilmente; la loro comunicazione si caratterizza per l’utilizzo di un linguaggio simbolico o abbreviato. 

L’età della popolazione lavorativa entra in gioco non solo quando bisogna gestire al meglio la relazione tra gruppi di collaboratori con esperienze e modi di lavorare diversi, ma anche quando si tratta della valutazione dei rischi. In merito a quest’ultimo punto, il D.Lgs. 81/08 si esprime al riguardo con l’Art. 28, comma 1: “La valutazione [di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del documento], anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o delle miscele chimiche impiegate, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato […], e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza […], nonché quelli connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri Paesi e quelli connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro […].” 

Per esempio, nella movimentazione manuale dei carichi, la massa di riferimento (espressa in Kg.) varia proprio in base all’età (e al sesso di appartenenza). Per i lavoratori con un’età compresa tra i 18 e i 45 anni, è stato individuato in 25 kg per gli uomini e 20 kg per le donne il limite di massa movimentabile in condizioni ideali. Per i lavoratori con età inferiore ai 18 anni o superiore ai 45 anni, il limite di massa movimentabile diminuisce a 20 kg per gli uomini e a 15 kg per le donne. Considerando che la popolazione lavorativa sarà sempre più anziana, si sta valutando di diminuire per i lavoratori e le lavoratrici con età superiore ai 50 anni la massa movimentabile a 15 Kg. 

Considerando la fascia di lavoratori adolescenti (15 – 18 anni), i principali aspetti che potrebbero renderli più sensibili ai rischi sul lavoro riguardano: 

  • uno sviluppo fisico non ancora completo; 

  • una mancanza di esperienza e di consapevolezza nei riguardi dei rischi lavorativi, come ad esempio gli effetti nocivi sulla salute che può avere un’esposizione ad agenti chimici o biologici, o l’importanza di effettuare una corretta movimentazione manuale dei carichi; 

  • un’informazione, formazione e addestramento in materia di salute e sicurezza sul lavoro incompleti o inadeguati  

Per la fascia dei lavoratori giovani (19 – 29 anni), alcuni dei fattori di rischio possono essere: 

  • l’instabilità occupazionale dovuta a frequenti cambi di mansione o luoghi di lavoro, che portano il lavoratore a doversi continuamente adattare ad ambienti nuovi o poco conosciuti; 

  • un’informazione, formazione e addestramento qualitativamente e quantitativamente inadeguati; 

  • l’esposizione allo stress lavoro-correlato in ragione del senso di precarietà associato all’incertezza e all’instabilità occupazionale; 

La categoria comprendente i lavoratori maturi (over 45/50 anni) si caratterizza principalmente per una serie di problematiche e fattori di rischio legati all’inevitabile invecchiamento fisiologico:  

  • problematiche di tipo fisico come, per esempio, una riduzione della capacità cardiorespiratoria, una riduzione della massa e della forza muscolare, o un’alterazione delle fasi o stadi del sonno (es. insonnia o risveglio precoce); 

  • problematiche sensoriali (diminuzione della capacità visiva e/o uditiva); 

  • problematiche cognitive come una riduzione della memoria recente o una riduzione dei riflessi; 

  • probabile o possibile insorgenza di malattie muscolo scheletriche?come tendiniti, sindrome del tunnel carpale, artrosi, ma anche osteoporosi; 

  • possibile insorgenza di malattie derivanti dallo stress lavoro-correlato protratto per un lungo periodo. 

 

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