Le meta-cognizioni e le meta-emozioni

Le meta-cognizioni e le meta-emozioni

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I nostri comportamenti non sono direttamente correlati alla situazione che pare averli determinati in una relazione di causa-effetto, ma sono determinati dalle emozioni che vi sono scaturite: tra la percezione della realtà e il comportamento attivo, di fondamentale importanza è la capacità di riconoscere le emozioni.

La parola emozione deriva da latino E-MOVERE, ed indica la tendenza ad agire, a muoversi verso qualcosa. 

Possiamo affermare l’esistenza di due menti: una che pensa, e una che sente. La mente razionale determina il pensiero logico, in collaborazione con la mente emotiva.

Entrambe sono indispensabili, dunque un semplice QI alto può non essere indice o garanzia di felicità: l'attitudine emozionale è una meta-abilità che determina quanto bene riusciamo a servirci delle nostre altre capacità, incluse quelle intellettuali. Le persone che risultano essere più competenti sul piano emozionale, vivono i propri sentimenti e si sintonizzano con quelli degli altri.

Dunque si può parlare di una intelligenza razionale quando viene data priorità alla parte più mentale, e di intelligenza emotiva quando viene dato un più ampio spazio al sentire, al sentimento e all' emozionalità. 

Agire con la prima significa fondamentalmente conoscere e vivere le proprie emozioni, sapendole gestire e significa anche capire che cosa vogliamo effettivamente aiutandoci a meglio esprimerci e a motivarci. Servirsi dell’intelligenza emotiva significa riconoscere le emozioni degli altri in modo da arrivare ad una più efficace gestione delle relazioni in generale. L'intelligenza emotiva è un aspetto dell'intelligenza legato alla capacità di riconoscere, utilizzare, comprendere e gestire in modo consapevole le proprie ed altrui emozioni. L'intelligenza emotiva fu trattata la prima volta nel 1990 dai professori Peter Salovey e John D. Mayer nel loro articolo “Emotional Intelligence”. Definiscono l'intelligenza emotiva come “La capacità di controllare i sentimenti ed emozioni proprie ed altrui, distinguere tra di esse e di utilizzare queste informazioni per guidare i propri pensieri e le proprie azioni”.

Si può pensare comunque che soltanto se conosciamo profondamente le nostre emozioni, allora saremo davvero in grado di capire e affrontare i sentimenti degli altri. E questo altro non è che il concetto di empatia, basato sull' autoconsapevolezza: soltanto se conosco profondamente me stesso, i miei sentiti, le mie potenzialità e i miei limiti allora potrò essere in grado di capire o immaginare quale può essere il sentimento che il mio interlocutore può provare. E questo non determinerà da parte mia un coinvolgimento troppo forte che mi possa travolgere.

I nostri comportamenti non sono direttamente correlati alla situazione che pare averli determinati in una relazione di causa-effetto, ma sono legati alle emozioni che da quella medesima circostanza sono scaturite: tra la percezione della realtà e il passaggio all’azione, di fondamentale importanza è la capacità di “sentire” le emozioni.

Metacognizione è la consapevolezza dei propri processi di pensiero; metaemozione è la consapevolezza delle proprie emozioni, ed entrambe derivano dall'attivazione delle neo-corteccia: riconoscere un proprio stato d' animo negativo o positivo, significa voler arrivare alla capacità di liberarsene o di mantenerlo.

 

Fonte: http://www.puntogestalt.it/site/editoriali/16-alberto-dea/21-le-emozioni-e-la-loro-funzione.html