Potere, confronto, sicurezza

Potere, confronto, sicurezza

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Parlare di potere in relazione alla sicurezza, implica dover far fronte al rischio d’impostazione di un’egemonia: può succedere che un datore di lavoro organizzi una determinata situazione senza tenere conto del punto di vista dei propri dipendenti, o senza valutare i rischi che essi possono correre. 

L’incendio avvenuto nel 2007 alla fabbrica ThyssenKrupp, una delle maggiori aziende d’Europa nel settore siderurgico, ne è una prova: i “pezzi grossi” dell’azienda, e dunque responsabili, proprietari e amministratori, avevano sempre fatto presente agli operai che in caso di incendio o in caso di pericolo avrebbero dovuto fare qualunque cosa per gestire la situazione contingente, pena la perdita del proprio posto di lavoro. 

E chiaramente, a rischiare la vita ogni giorno e ogni notte, anche accumulando ore ed ore di straordinari, non c’erano i grandi capi dell’azienda. C’erano gli operai. 

Le testimonianze degli altri operai accorsi sul posto dell’incidente parlano di estintori scarichi, telefoni isolati, idranti malfunzionanti, assenza di personale specializzato.

Situazioni e aspetti dell’ambiente lavorativo che il personale aveva più volte presentato a chi di dovere, evidentemente senza mai ricevere udienza.

 

Nel corso del tempo, si sono verificati alcuni fenomeni demografici che hanno modificato i presupposti per l’applicazione di soluzioni egemoniche:

  • Aumento della scolarizzazione: il livello di istruzione medio della popolazione si sta innalzando progressivamente; fattore che riduce la possibilità di uniformare i processi di apprendimento all’interno delle organizzazioni e di “raggirare” i propri dipendenti con informazioni (o formazioni) inesatte o inadeguate
  • Globalizzazione: l’aumento dell’immigrazione e della connessione tra i vari paesi, e la presenza di infrastrutture informatiche accessibili, comporta una maggior condivisione delle idee, dei modelli culturali e delle informazioni, inibendo la capacità di definire e impostare culture organizzative univoche e indiscutibili. 

A fronte di questi cambiamenti, il modello burocratico si è adattato garantendo ai collaboratori la capacità di influenzare le decisioni tenendo conto del proprio parere. La presenza di più voci, la possibilità di svolgere brain-storming che possono far emergere il pensiero dei membri in un’organizzazione, garantisce una continua discussione sulle azioni intraprese dagli attori, comportando una maggiore riflessione e prevenendo l’obbedienza cieca all’autorità. Tuttavia, la strada è ancora lunga: 

la burocrazia deve evolversi verso un modello “eterarchico”, ovvero che presenti diverse fonti di potere. Ma come? 

 

Toniolo_Simone.pdf

http://tesi.cab.unipd.it/54399/1/